Igiene urbana a Sassari, differenziata al 58 per cento

Audizione in Commissione Ambiente dell’assessora Antonella Lugliè. Si lavora in continuità con la precedente amministrazione. Applicate nuove sanzioni al gestore del servizio

Sassari. Raccolta differenziata, un migliore coinvolgimento degli utenti con azioni mirate di comunicazione e un lavoro di analisi che porterà nei prossimi mesi a definire i criteri del nuovo appalto di gestione del servizio di igiene urbana. «Ci stiamo lavorando in maniera molto seria.  Nella predisposizione del contratto e del bando cercheremo di tenere conto di quanto fatto finora», ha spiegato martedì mattina ai consiglieri della Commissione Ambiente di Palazzo Ducale presieduta da Giuseppe Deiana (gruppo unico Progetto Civico) l’assessore comunale all’Ambiente Antonella Lugliè. Il primo dato è proprio quello della raccolta differenziata: Sassari questa estate si è saldamente attestata al 58 per cento del totale. L’obiettivo nazionale è il 65 per cento, mentre la Regione Sardegna ha indicato il 70 per cento. Il miglioramento degli ultimi anni nella differenziata ha origine soprattutto nel porta a porta, sistema di raccolta che gradualmente, dopo gli inizi a Li Punti e poi nell’agro, lentamente sta “entrando” in città, a partire da Sant’Orsola e via Vardabasso.

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L’assessora Antonella Lugliè

Alla seduta di Commissione sono intervenuti gli ingegneri del Settore Ambiente Ivano Mulas, direttore di esecuzione del contratto, e Pier Felice Testoni, dirigente. A illustrare i dati è stato Mulas. L’appalto è partito nel 2013. Inizialmente non era previsto il porta a porta ma si è deciso di offrirlo. Si partì da Li Punti per una sorta di sperimentazione. Inizialmente i nuclei coinvolti erano 4700. E la differenziata subito schizzò dal 41 al 37 per cento. Dal 2015 il porta a porta fu esteso nell’agro della Nurra e nelle borgate “secondarie”, come Bancali e La Landrigga. E poi nelle ultime estensioni nella città, come Sant’Orsola, via Vardabasso e Sassari 2. Oltre un terzo del territorio comunale oggi, circa 20 mila nuclei familiari su un totale di 56 mila, fa ricorso al porta a porta». E qui entrano in gioco tutti i problemi. Perché non tutti gli utenti iscritti al servizio lo seguono. C’è una discrasia, per esempio, tra chi risiede e chi ha ritirato kit. Ci sono poi quelli che scaricano altrove nei normali cassonetti carrellati. Nonostante questo si è arrivati al 58 per cento di differenziata sul totale dei rifiuti prodotti in città. Con indubbi vantaggi. Tra questi una diminuzione delle tonnellate annuali di rifiuti. Nel 2013 Sassari si faceva carico di 68 mila tonnellate di rifiuti; oggi 62 mila sfiorate e alla fine del 2019 saranno sicuramente inferiori. Il porta a porta insomma consente una migliore qualità dei materiali da riciclare.

AmbienteCommissioneI problemi nel sistema della raccolta in città sono però diversi. Un elenco (parziale) stilato da Mariolino Andria (centrodestra). «Si è sempre detto che si tratta di un fenomeno culturale. Ma non è proprio così. Sette cassonetti su 10 dell’umido, giusto per fare un esempio, non funzionano. Il lavaggio dei cassonetti, la loro manutenzione, il lavaggio delle strade sono problemi. Non dobbiamo fare chissà quale tipo di rappresentazione fiabesca della città. A San Giuseppe non possiamo camminare tra le deiezioni dei cani. Va risolta anche la questione della pulizia della città. E di queste cose bisogna occuparsi. E non trascurarle perché stava finendo il contratto. Mi ricordo la fine del precedente contratto con l’assessora Spanedda. Abbiamo tollerato negli ultimi mesi perché si era in scadenza. Non ripetiamo quegli errori. Vorrei che questa amministrazione fosse più pragmatica. Non possiamo sempre chiedere ai cittadini di portare pazienza».

Un altro aspetto riguarda indirettamente il porta a porta. Il sistema non era previsto contrattualmente e quindi, per attuarlo a costo zero, si è andati a rivedere altri servizi, come il lavaggio dei cassonetti e quello delle strade. Ma si è intervenuti anche sui costi di smaltimento, passati da oltre 4 milioni e mezzo nel 2013 ai 4 milioni e 100 mila di oggi. «La continuità è importante. E la direzione è del resto questa che ha indicato l’assessora. Il servizio è stato introdotto a saldo invariato, con la razionalizzazione di alcuni servizi, che però non sono stati ridimensionati».

Tra le informazioni presentate ai consiglieri comunali anche quelle relative alle sanzioni applicate negli ultimi mesi ad Ambiente Italia, la ditta che gestisce l’appalto di igiene urbana. Dal 6 maggio al 6 settembre sono state 16, più altre tre, con due partite ieri sul porta a porta e un’altra relativa al lavaggio dei cassonetti di vetro (per un totale di quasi 50 mila euro). Le sanzioni riguardano soprattutto mancati lavaggi dei cassonetti e disservizi nel porta a porta. Inizialmente venivano segnalati problemi sul numero verde; col tempo si è notato che i lavaggi dei cassonetti del vetro e dell’organico sono gli aspetti più critici. Il vetro è infatti svuotato con frequenza settimanale e deve essere lavato il giorno stesso. Ogni sei mesi infine è prevista una verifica di conformità, una sorta di tagliando per l’intero appalto. Se qualcosa non va sono previste delle decurtazioni.

Tra le idee che potrebbero essere inserite nel nuovo appalto infine i cassonetti a scomparsa per il centro storico, nuove apparecchiature di videosorveglianza, l’introduzione dei cassonetti apribili solo con tessere personalizzate e tariffe legate ai consumi effettivi, ricorrendo anche alle buste coi codici a barre. Ma anche azioni più ampie, con programmi per i cittadini, come incentivare i punti in cui acquistare detersivi alla spina. «C’è molta attenzione e volontà. Va insomma ridotta la quantità di rifiuti che produciamo», ha concluso l’assessora. (lu.fo.)